” La pace non può essere mantenuta con la forza,
può essere solo raggiunta con la comprensione. “Albert Einstein

Sono Andrea Neri, psicologo, psicoterapeuta e mediatore familiare con un percorso professionale dedicato al sostegno di bambini, adolescenti e famiglie. Negli anni ho svolto percorsi di valutazione psicodiagnostica, consulenza e terapia, collaborando con équipe multidisciplinari composte da neuropsichiatri, neuro-psicomotricisti e educatori. Ho affiancato anche consulenti tecnici d’ufficio in ambito peritale, contribuendo a valutazioni complesse richieste dal Tribunale.
Nel mio lavoro in contesto scolastico, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado, ho accompagnato docenti ed educatori nella gestione di difficoltà comportamentali e di apprendimento, sempre con l’obiettivo di creare ambienti relazionali più inclusivi e sostenibili per i ragazzi. Credo che il benessere di ogni persona nasca anche dalla qualità delle relazioni che la circondano, soprattutto in contesti delicati come la famiglia o la scuola. Da questa convinzione nasce il mio impegno come Mediatore Familiare, una figura professionale oggi riconosciuta e regolamentata, in cui mi sono formato attraverso un percorso specifico e continuamente aggiornato promosso dall’Associazione Italiana Mediatori Familiari (A.I.Me.F.).
La mediazione familiare non è un’alternativa alla terapia, né un percorso legale: è uno spazio neutro e riservato, in cui genitori, anche in fase di separazione o divorzio, possono ritrovare una via di dialogo comune per superare blocchi comunicativi e riuscire a costruire insieme soluzioni concrete, con uno sguardo prioritario al benessere dei figli. Il mio ruolo è quello di creare condizioni favorevoli e virtuose affinché le risposte possano nascere dalle persone coinvolte, nel rispetto dei loro tempi, dei loro valori e delle loro responsabilità condivise. Con la mediazione familiare porto il mio sguardo clinico e la mia sensibilità relazionale a servizio del conflitto: non per eliminarlo, perché il conflitto, in sé, non è né positivo né negativo, ma per aiutare a trasformarlo. Trasformarlo in un’occasione per ascoltarsi davvero, per chiarire fraintendimenti radicati, per riconoscere bisogni spesso rimasti inascoltati e, quando possibile, per ritessere fili di dialoghi che sembravano spezzati. Significa così andare avanti, insieme, con maggiore consapevolezza, rispetto e capacità di cooperare, anche in presenza di distanze emotive o decisioni difficili.



